DOSSIER INVESTIGATIVO IN TRE PARTI
A cura di Associazione Trilly – La gente come noi APS
PARTE I — PERCHÉ PROPRIO QUI?
Il primo progetto pilota italiano di vaccinazione H5 viene realizzato nel cuore di una delle aree più esposte alla circolazione dell’influenza aviaria. Una scelta epidemiologicamente logica. Ma proprio per questo merita di essere capita fino in fondo.
NOTA AI LETTORI
Con questo articolo prende avvio un dossier investigativo in più parti dedicato al progetto pilota italiano di vaccinazione contro l’influenza aviaria H5 e alla più ampia rete scientifica, veterinaria, istituzionale e sanitaria nella quale esso si inserisce.
Il dossier che iniziamo a pubblicare è quindi il risultato di una ricostruzione documentale meticolosa, nella quale abbiamo cercato di tenere sempre distinti i fatti accertati, le spiegazioni ufficiali, le evidenze scientifiche e le domande che rimangono aperte.
Nel corso dell’indagine sono emersi elementi che, osservati separatamente, possono sembrare appartenere a vicende diverse. Collocati però nella stessa cronologia e nella stessa mappa istituzionale, mostrano un quadro molto più ampio.
Per questo abbiamo scelto di non comprimere tutto in un solo articolo.
IL DOSSIER
PARTE I — PERCHÉ PROPRIO QUI?
La scelta degli allevamenti, la geografia del rischio, il virus selvaggio, la vaccinazione e il modello DIVA.
PARTE II — LA CERNIERA TRA ANIMALE E UOMO
IZSVe, ricerca sull’H5, Siena, European Vaccines Hub e infrastruttura europea dei vaccini pandemici.
PARTE III — DAL FOCOLAIO VETERINARIO ALLA PREPAREDNESS UMANA
Piano Pandemico 2025-2029, sorveglianza degli esposti, vaccini H5 per l’uomo, HERA, Seqirus, GSK e stanziamenti.
IL METODO
Questa inchiesta non parte da una conclusione già scritta.
Parte dai documenti.
E da una domanda:
PERCHÉ TUTTI QUESTI ELEMENTI STANNO CONVERGENDO PROPRIO ADESSO?
1. CINQUE ALLEVAMENTI. UNA DOMANDA: PERCHÉ PROPRIO LÌ?
Il 5 maggio 2026 il Ministero della Salute avvia il primo progetto pilota italiano di vaccinazione contro l’influenza aviaria H5 negli allevamenti avicoli.
Il numero degli stabilimenti è estremamente limitato:
tre allevamenti di tacchini nella provincia di Verona e due allevamenti destinati alla produzione di uova nella provincia di Mantova.
Il Ministero spiega che gli allevamenti sono stati individuati insieme al Centro di referenza nazionale per l’Influenza Aviaria, alle Regioni e alle filiere, tenendo conto anche del rischio di introduzione e diffusione del virus.
È una precisazione fondamentale.
Perché significa che il territorio epidemiologico non è uno sfondo casuale del progetto.
È parte della sua logica.
FATTO DOCUMENTATO
Il progetto non viene collocato in una zona a bassissima probabilità di esposizione.
Viene realizzato in un territorio nel quale il rischio di introduzione e diffusione di H5 è concretamente rilevante.
2. IL VIRUS SELVAGGIO È GIÀ NELL’ECOSISTEMA
Gli uccelli selvatici costituiscono il serbatoio naturale dei virus influenzali aviari.
Il virus può essere trasportato lungo le rotte migratorie, eliminato nell’ambiente e introdotto negli allevamenti attraverso differenti vie di contaminazione.
Questo significa che H5 non è semplicemente un problema che nasce all’interno di un capannone.
Il virus circola fuori.
E proprio le zone caratterizzate da elevata densità di allevamenti diventano particolarmente vulnerabili quando un’introduzione avviene.
Per questo le autorità europee considerano ragionevole utilizzare la vaccinazione nelle aree a maggiore rischio, insieme a biosicurezza, sorveglianza e controllo delle movimentazioni.
Dal punto di vista sanitario la spiegazione ha una sua logica.
Ma proprio quella spiegazione genera la prima domanda dell’inchiesta.
LA DOMANDA
Perché verificare l’applicazione della vaccinazione proprio dove il virus di campo ha maggiori possibilità di presentarsi?
3. QUANDO IL VIRUS SELVAGGIO INCONTRA L’ANIMALE VACCINATO
Con la vaccinazione viene introdotta nell’ecosistema una nuova variabile.
Prima avevamo, semplificando:
H5 DI CAMPO → ANIMALE SUSCETTIBILE → INFEZIONE
Ora possiamo avere:
H5 DI CAMPO → ANIMALE VACCINATO → EVENTUALE INFEZIONE BREAKTHROUGH → SORVEGLIANZA
La vaccinazione ha l’obiettivo di ridurre malattia, mortalità, replicazione e diffusione del virus.
Ma vaccinazione non significa impossibilità biologica assoluta di infezione.
Ed è precisamente per questa ragione che un programma vaccinale contro l’aviaria deve essere accompagnato da sistemi capaci di riconoscere l’eventuale circolazione del virus anche negli animali vaccinati.
È qui che entra in gioco il modello:
DIVA
Differentiating Infected from Vaccinated Animals
Ovvero:
distinguere un animale semplicemente vaccinato da un animale che è stato realmente infettato dal virus di campo.
COSA FA DIVA
Permette alla sorveglianza di individuare un’infezione che altrimenti potrebbe essere più difficile da distinguere dalla risposta vaccinale.
COSA NON FA DIVA
Non costituisce una barriera biologica che impedisce al virus di entrare nell’animale.
Questa differenza è essenziale.
Perché se un virus H5 riesce a infettare un animale vaccinato, quell’evento può fornire una quantità importante di informazioni.
Si può studiare:
quanto replica il virus;
quanto viene eliminato dall’animale;
se riesce a trasmettersi;
quanto efficacemente viene contenuto dalla risposta vaccinale;
quanto il virus circolante corrisponde antigenicamente al vaccino;
se durante la circolazione compaiono modificazioni genetiche.
4. UN EVENTUALE BREAKTHROUGH NON SAREBBE SOLO UN FOCOLAIO
Non abbiamo alcun documento che dimostri che qualcuno voglia provocare intenzionalmente l’infezione degli animali vaccinati.
Sarebbe un’affermazione che le prove disponibili non consentono.
Ma esiste una questione diversa.
Se l’infezione avviene naturalmente, che cosa si farà del virus?
Perché un virus isolato da una popolazione vaccinata e strettamente sorvegliata rappresenterebbe anche un dato scientificamente molto interessante.
LE DOMANDE
Il virus verrebbe sequenziato integralmente?
Verrebbe confrontato con i virus presenti negli uccelli selvatici?
Verrebbero ricercate mutazioni associate all’adattamento ai mammiferi?
Verrebbero misurati shedding e capacità di trasmissione?
Si confronterebbero i virus isolati prima e dopo la circolazione in animali vaccinati?
E soprattutto: dove finirebbero questi dati?
5. “NON È UNA SPERIMENTAZIONE SUI VACCINI”
Il Ministero ha precisato che il progetto pilota non costituisce una sperimentazione sui vaccini utilizzati.
I prodotti vengono impiegati nell’ambito delle rispettive autorizzazioni e il progetto serve principalmente a verificare in condizioni reali:
somministrazione,
registrazione,
tracciabilità,
sorveglianza,
gestione delle movimentazioni e della filiera.
Un trial farmacologico finalizzato all’autorizzazione di un vaccino è dunque cosa diversa da questo progetto.
Ma esiste un secondo livello.
LA DISTINZIONE
Dire che non si sta sperimentando il vaccino ai fini della sua autorizzazione non significa necessariamente che dall’utilizzo in campo non possano emergere nuovi dati scientifici sull’efficacia reale della strategia vaccinale.
E allora la domanda deve essere formulata correttamente:
IL PILOTA È ANCHE, DI FATTO, UN OSSERVATORIO SULL’INTERAZIONE TRA H5 SELVAGGIO E POPOLAZIONE VACCINATA?
È una domanda.
Non una conclusione.
6. PERCHÉ TESTARE LA STRATEGIA PROPRIO IN UN’AREA AD ALTA PRESSIONE VIRALE?
Una prima risposta è evidente.
Se si vuole sapere se un programma vaccinale è applicabile nelle condizioni nelle quali dovrebbe realmente funzionare, è logico verificarlo proprio in un territorio dove il rischio esiste.
Un progetto realizzato esclusivamente in un’area nella quale H5 non arriva mai fornirebbe informazioni molto più limitate sulla gestione reale della vaccinazione.
Questa è una spiegazione razionale.
Ma significa anche una cosa molto importante:
IL TERRITORIO NON È SOLTANTO IL LUOGO DEL PROGETTO. È UNA DELLE SUE VARIABILI.
E quindi deve essere spiegato in dettaglio.
7. DA CENTINAIA DI POSSIBILI AZIENDE A CINQUE
Ed eccoci a un altro punto delicato.
La vaccinazione non viene applicata indistintamente a tutti gli allevamenti dell’area.
Il progetto finale riguarda soltanto cinque stabilimenti.
Dalla documentazione acquisita emerge inoltre che le interlocuzioni operative con le filiere sono avvenute anche “per le vie brevi, prevalentemente telefoniche”, raccogliendo la disponibilità delle aziende considerate tecnicamente, gestionalmente e logisticamente idonee.
Non risultano quindi, per quella fase preliminare, formali atti di adesione comparabili a una selezione amministrativa tradizionale.
PERCHÉ PROPRIO QUEI CINQUE?
Era decisiva la disponibilità dell’allevatore?
La struttura della filiera?
La possibilità di segregare carne e uova?
La tracciabilità?
La precedente storia epidemiologica?
La posizione geografica?
La vicinanza a zone interessate dalla fauna selvatica?
O una combinazione di questi fattori?
Questa domanda non è secondaria.
Perché la selezione del luogo di osservazione determina anche il tipo di dati che un progetto può produrre.
8. MA QUESTE DINAMICHE NON ERANO GIÀ STATE STUDIATE?
Sì.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che renderanno la nostra inchiesta più interessante.
Paesi come Cina ed Egitto hanno alle spalle molti anni di vaccinazione del pollame contro H5.
Sono stati studiati:
la protezione vaccinale,
la circolazione residua del virus,
le infezioni nei vaccinati,
il drift antigenico,
l’aggiornamento dei ceppi vaccinali,
la pressione immunitaria,
l’evoluzione virale.
La domanda:
“CHE COSA ACCADE QUANDO H5 CIRCOLA IN UNA POPOLAZIONE VACCINATA?”
non nasce dunque nel 2026.
Esiste da decenni.
ALLORA PERCHÉ RIPROPORLA OGGI IN ITALIA?
Una parte della risposta è scientificamente comprensibile.
Il virus oggi circolante non è identico a quello di vent’anni fa.
I vaccini sono diversi.
Le strategie di somministrazione sono diverse.
La struttura produttiva europea è diversa.
Le norme commerciali e di tracciabilità sono diverse.
Il sistema DIVA e le capacità genomiche sono enormemente più avanzati.
Quindi esiste un interesse reale ad acquisire dati europei contemporanei.
Ma proprio per questo diventa necessario sapere:
QUALI DATI SI INTENDONO ACQUISIRE?
9.-30 APRILE 2026 – 5 MAGGIO 2026
Poi esiste una coincidenza temporale che merita almeno di essere registrata.
30 APRILE 2026
Viene approvato il nuovo Piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2025-2029.
5 MAGGIO 2026
Cinque giorni dopo viene avviato il progetto pilota italiano di vaccinazione H5 negli allevamenti.
CINQUE GIORNI NON DIMOSTRANO UNA CAUSALITÀ
Non dimostrano che il Piano pandemico sia stato costruito per il pilota.
Non dimostrano che il pilota sia una prova del Piano.
Ma la contemporaneità merita attenzione perché nel nuovo Piano l’influenza aviaria compare espressamente nella sorveglianza del rischio zoonotico e delle persone esposte.
Questo sarà uno dei temi centrali della terza parte della nostra inchiesta.
10. UNA DOMANDA CHE DOBBIAMO POTER FARE
Mettiamo insieme ciò che sappiamo.
Nello stesso territorio abbiamo:
H5 nell’ecosistema selvatico
↓
elevata densità avicola
↓
animali vaccinati
↓
sistema DIVA
↓
sorveglianza virologica
↓
capacità di sequenziamento
↓
un Centro nazionale ed europeo di riferimento per l’influenza aviaria
Se H5 entra naturalmente in uno degli allevamenti pilota, si crea quindi un contesto nel quale l’interazione fra virus selvaggio e popolazione vaccinata può essere osservata con grande precisione.
Per questo la domanda non può essere liquidata come allarmismo.
È SOLTANTO UN PROGRAMMA DI PROTEZIONE DEGLI ALLEVAMENTI, O DIVENTA ANCHE UN OSSERVATORIO IN CAMPO SULL’INTERAZIONE TRA H5 SELVAGGIO E ANIMALI VACCINATI?
Non sosteniamo di conoscere già la risposta.
Chiediamo che la risposta sia documentata.
11. SEGUIRE IL VIRUS PORTA SEMPRE ALLO STESSO NODO
Ed è qui che la prima parte del nostro dossier incontra un nome che tornerà continuamente:
ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLE VENEZIE
L’IZSVe non è semplicemente un laboratorio territoriale.
È uno dei principali nodi italiani ed europei per:
influenza aviaria,
diagnostica,
sequenziamento,
sorveglianza,
ricerca sui virus emergenti,
valutazione delle strategie vaccinali.
Ma durante la nostra indagine emerge qualcosa di ancora più interessante.
Lo stesso Istituto che osserva il virus dal lato animale è oggi coinvolto anche nella nuova infrastruttura europea dedicata alla preparedness pandemica e allo sviluppo e valutazione dei vaccini.
Seguendo questo filo arriviamo a:
European Vaccines Hub
↓
Siena
↓
Sclavo Vaccines Association
↓
Fondazione Biotecnopolo di Siena
↓
HERA
↓
ricerca preclinica e trial vaccinali umani.
E proprio qui il confine tra sanità animale e preparedness umana comincia a diventare molto meno netto.
CONTINUA…
PARTE II — LA CERNIERA TRA ANIMALE E UOMO
IZSVe, Siena e la rete europea dei vaccini pandemici
Nella seconda parte seguiremo la rete.
Vedremo come l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie sia contemporaneamente coinvolto nella sorveglianza dell’aviaria, nella ricerca sui vaccini, nei modelli animali e nell’European Vaccines Hub for Pandemic Readiness.
E proveremo a rispondere a una domanda ancora più importante:
QUALI DATI, CONOSCENZE, CAMPIONI, SEQUENZE E RISULTATI POSSONO PASSARE DAL LATO VETERINARIO ALLA PIPELINE EUROPEA DELLA PREPAREDNESS VACCINALE UMANA?
Il dossier continua.