DOSSIER INVESTIGATIVO – PARTE II
IZSVe, Siena e la rete europea dei vaccini pandemici
ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLE VENEZIE – IZSVe
1. NON È UN NORMALE LABORATORIO VETERINARIO
Il Centro per l’influenza aviaria dell’Istituto è Centro di referenza nazionale dal 1999, Laboratorio di referenza WOAH dal 2001, Centro di referenza FAO dal 2005 e Laboratorio di referenza europeo – EURL – dal 2019.
È quindi contemporaneamente un nodo:
italiano, europeo e internazionale.
Quando si verifica un’emergenza aviaria, il Centro interviene nelle indagini di laboratorio ed epidemiologiche, caratterizza i virus e opera all’interno delle reti internazionali di sorveglianza.
Lo stesso IZSVe descrive il proprio Centro come una dimostrazione della capacità italiana di esercitare una vera e propria leadership nell’ambito delle crisi sanitarie globali.
2. 2021/22: L’ANNO CHE CAMBIA TUTTO
Esiste un anno che, osservando la cronologia, appare sempre più come uno spartiacque:
2021/2022
Nella tabella di Confagricoltura Vicenza che abbiamo acquisito vengono riportati 248 focolai domestici in Veneto nella stagione 2021/22, su 317 complessivi in Italia.
L’anno successivo i focolai veneti indicati nella stessa tabella scendono a 25.
Non è quindi un semplice aumento.
È un picco enorme.
E il Veneto non viene semplicemente coinvolto dall’epidemia: diventa il suo principale epicentro italiano.
Contemporaneamente, a livello europeo, EFSA definisce la stagione 2021/22 la più grande epidemia HPAI mai registrata fino ad allora in Europa: 2.398 focolai nel pollame nella prima valutazione di giugno 2022, circa 46 milioni di animali abbattuti e una persistenza dell’H5 negli uccelli selvatici tale da far ipotizzare che il virus potesse essersi stabilito nelle popolazioni selvatiche europee.
Poi accade qualcosa di ancora più insolito.
Il virus non scompare con l’estate.
Tra giugno e settembre 2022 vengono registrati in Europa numeri di HPAI nei selvatici mai osservati prima durante la stagione estiva. EFSA parla espressamente di una “insolita persistenza” del virus nei selvatici durante tutta l’estate.
Il problema non è più soltanto:
migrazione → focolaio stagionale → abbattimento → fine dell’emergenza.
Il virus continua a circolare.
E il confine tra una stagione epidemica e quella successiva diventa molto meno netto.
LA DOMANDA
È PROPRIO L’EPIDEMIA 2021/22 IL MOMENTO NEL QUALE L’EUROPA COMPRENDE CHE IL VECCHIO PARADIGMA SORVEGLIANZA–FOCOLAIO–ABBATTIMENTO NON È PIÙ SUFFICIENTE E ACCELERA IL PASSAGGIO ALLA VACCINAZIONE?
I documenti non consentono di dire che l’idea della vaccinazione contro l’aviaria nasca nel 2021: era discussa e studiata da molti anni.
Ma permettono di affermare qualcosa di molto significativo:
l’epidemia 2021/22 rappresenta un punto di accelerazione decisivo.
Nel dicembre 2022, dopo quella stagione senza precedenti, EFSA comunica che, su richiesta della Commissione europea, sta valutando la disponibilità dei vaccini contro l’HPAI nel pollame e le possibili strategie vaccinali.
A quella valutazione partecipano anche:
EMA
e
il Laboratorio di riferimento europeo – EURL.
E ricordiamolo:
l’EURL europeo per l’influenza aviaria è proprio l’IZSVe.
Nel 2023 EFSA arriva poi a indicare la vaccinazione preventiva come strategia ottimale nelle specie più vulnerabili e nelle zone ad alto rischio di trasmissione, specificando che l’efficacia dei vaccini deve comunque continuare a essere monitorata.
La sequenza è quindi chiara:
2021/22: epidemia eccezionale
↓
persistenza anomala del virus nei selvatici
↓
Commissione europea chiede di valutare vaccini e strategie vaccinali
↓
EMA + EFSA + EURL
↓
nuovo paradigma europeo
↓
2026: vaccinazione pilota negli allevamenti del Veneto e della Lombardia.
E qui c’è un dato che non possiamo trascurare:
il Veneto, epicentro italiano della crisi 2021/22, diventa pochi anni dopo uno dei territori centrali nei quali viene applicato il nuovo modello vaccinale
3. L’IZSVe VEDE IL VIRUS PRIMA, DURANTE E DOPO IL FOCOLAIO
Ed è proprio a partire da quel passaggio che la centralità dell’IZSVe diventa ancora più evidente.
Quando H5 circola nei selvatici:
IZSVe lo sorveglia.
Quando entra negli allevamenti:
IZSVe lo identifica e lo caratterizza.
Quando cambia geneticamente:
IZSVe dispone delle strutture per sequenziarlo.
Quando si verifica una grande epidemia:
IZSVe partecipa alla ricostruzione delle catene epidemiologiche.
Quando vengono valutate strategie vaccinali:
IZSVe partecipa agli studi sui vaccini e sui modelli animali.
E oggi, quando si parla di vaccini destinati alla preparedness pandemica:
IZSVe compare nuovamente.
È questa sovrapposizione di funzioni che rende l’Istituto una vera cerniera.
4. LA RICERCA H5 NON COMINCIA NEL 2026
Il progetto pilota non è l’inizio della storia.
Da molti anni ricercatori dell’IZSVe studiano l’influenza aviaria, i vaccini, l’immunità e l’evoluzione dei virus influenzali.
Tra questi compare Francesco Bonfante.
Nel 2016 Bonfante è tra gli autori di uno studio dedicato a Vectormune AI, un vaccino ricombinante basato su HVT che esprime un antigene H5.
Questo significa che il principio tecnologico:
HVT ricombinante + antigene H5
era già oggetto di ricerca molto prima dell’attuale Vaxxitek HVT+IBD+H5 e molto prima del pilota italiano.
Nel 2017 Bonfante, insieme ad altri ricercatori, pubblica inoltre uno studio dal titolo:
“Vaccine immune pressure influences viral population complexity of avian influenza virus during infection.”
Il concetto è importante e va spiegato senza deformarlo.
Lo studio non afferma che la vaccinazione “crei virus pericolosi”.
Dimostra invece che la pressione immunitaria può influenzare la composizione della popolazione virale durante un’infezione.
In parole semplici:
se un virus riesce comunque a replicarsi in presenza di immunità vaccinale, si trova in un ambiente selettivo differente.
Alcune varianti possono replicarsi meglio di altre.
È una dinamica nota dell’evoluzione virale.
Ed è proprio per questo che:
vaccinare non elimina la necessità di sorvegliare il virus. La rende ancora più importante.
5. DAL 2022 L’ITALIA STUDIA QUALE STRATEGIA VACCINALE FUNZIONA MEGLIO
Dopo la grande epidemia 2021/22, la ricerca italiana sulla vaccinazione H5 cambia intensità.
IZSVe conduce studi diretti a individuare:
“la migliore tecnologia disponibile sul mercato e gli schemi di immunizzazione più efficaci e sostenibili per il settore dei tacchini da carne”.
Nei lavori successivamente riportati anche da EFSA vengono valutati prodotti differenti, tra cui:
ExactVac
Volvac B.E.S.T. AI+ND
Vectormune AI, basato sul vettore HVT-H5.
I risultati mostrano un elemento particolarmente interessante.
Le strategie vaccinali non producono tutte lo stesso risultato.
In alcuni challenge, le strategie basate su una sola tipologia di vaccino mostrano livelli di protezione incompleti.
Le combinazioni eterologhe prime-boost, invece, possono aumentare significativamente la protezione.
Ed è interessante osservare che nel progetto pilota italiano del 2026 viene adottata proprio una strategia concettualmente simile:
prima dose con vettore HVT-H5
seguita, nei tacchini, da:
booster con vaccino H5 inattivato.
Non possiamo affermare che il protocollo del 2026 derivi direttamente da quei precedenti esperimenti senza il documento che stabilisca quel rapporto.
Ma possiamo affermare che esiste una evidente continuità scientifica e tecnologica.
6. IL PUNTO DELICATO: RICERCA PUBBLICA E INDUSTRIA
A questo punto entra in scena anche l’industria farmaceutica.
Il prodotto Vaxxitek HVT+IBD+H5 utilizzato nel pilota appartiene alla linea Boehringer Ingelheim.
Parallelamente, la ricerca sull’H5 si sviluppa da anni attraverso collaborazioni tra istituzioni pubbliche, università e imprese farmaceutiche.
Questo, di per sé, non costituisce alcuna anomalia.
La ricerca traslazionale moderna funziona spesso attraverso collaborazioni pubblico-private.
Ma proprio per questo diventano decisive alcune domande sulla trasparenza.
Chi produce i dati?
Chi finanzia gli studi?
Chi dispone dei risultati?
Chi deposita eventuali brevetti?
Chi valuta successivamente la tecnologia?
Chi partecipa alla scelta dei prodotti utilizzati nei programmi pubblici?
E soprattutto:
IL SOGGETTO CHE CONTRIBUISCE ALLO SVILUPPO DI UNA TECNOLOGIA PARTECIPA ANCHE ALLA SUA VALUTAZIONE PER L’IMPIEGO PUBBLICO?
Nel dossier non dobbiamo presumere la risposta.
Dobbiamo chiederla!
Perché il conflitto d’interessi non consiste automaticamente nell’esistenza di una collaborazione con l’industria.
Consiste nell’eventuale sovrapposizione non adeguatamente dichiarata tra interessi, valutazione scientifica e decisione pubblica.
7. POI ACCADE QUALCOSA CHE ALLARGA COMPLETAMENTE IL QUADRO
Fin qui potremmo ancora pensare di trovarci esclusivamente davanti a una storia veterinaria.
Ma nel 2025 nasce:
EUROPEAN VACCINES HUB FOR PANDEMIC READINESS – EVH
una nuova infrastruttura europea dedicata alla preparedness vaccinale pandemica.
Il progetto integra: ricerca; piattaforme vaccinali; preclinica; trial clinici; produzione;
trasferimento tecnologico; collaborazione con l’industria.
La sua logica è costruire una pipeline capace di accelerare drasticamente il passaggio dall’individuazione di un patogeno emergente allo sviluppo di una contromisura vaccinale.
La stessa Parte II che abbiamo ricostruito mostra come l’EVH rappresenti il passaggio in cui l’IZSVe entra esplicitamente nella nuova infrastruttura vaccinale pandemica.
E la coordinazione di questa infrastruttura ci conduce direttamente a:
SIENA
8. SIENA: SCLAVO, BIOTECNOPOLO, UNIVERSITÀ
Lo European Vaccines Hub è coordinato dalla Sclavo Vaccines Association, con sede a Siena.
Un’altra struttura centrale è la Fondazione Biotecnopolo di Siena.
Il Pillar dedicato alla Discovery, cioè alla fase in cui vengono individuati e sviluppati i candidati vaccinali, è collegato proprio al Biotecnopolo.
Il modello è sostanzialmente questo:
PATOGENO EMERGENTE
↓
IDENTIFICAZIONE DEGLI ANTIGENI
↓
PROTOTIPO VACCINALE
↓
PRECLINICA
↓
TRIAL CLINICI
↓
PRODUZIONE
↓
TRASFERIMENTO ALL’INDUSTRIA
Ed è dentro questa struttura che compare nuovamente:
IZSVe.
9. L’IZSVe ENTRA NELLO EUROPEAN VACCINES HUB
È lo stesso Istituto a spiegare quale sarà il proprio contributo.
IZSVe mette a disposizione:
laboratori ad alta biosicurezza;
modelli animali;
personale altamente specializzato;
per contribuire allo sviluppo e alla valutazione di:
vaccini e anticorpi monoclonali contro patogeni di origine animale a potenziale pandemico.
A coordinare le attività dell’Istituto all’interno dell’EVH è:
FRANCESCO BONFANTE.
E qui la continuità diventa particolarmente evidente.
Lo stesso nome che ritroviamo: nella ricerca sull’H5; negli studi HVT-H5; negli studi sulla pressione immunitaria; nella valutazione dei vaccini per il pollame;
compare ora nel coordinamento dell’IZSVe dentro l’infrastruttura europea dedicata alla preparedness vaccinale pandemica.
Questo dimostra una continuità scientifica, professionale e istituzionale che merita di essere compresa.
10. WP9: COSA SUCCEDE QUANDO L’ANIMALE IMMUNIZZATO INCONTRA IL PATOGENO
Dentro EVH, l’IZSVe compare nel:
WP9 – IMMUNO-MONITORING, IMMUNE PROFILING
Il compito è studiare e standardizzare la misurazione delle risposte immunitarie nei modelli animali.
Tra gli obiettivi compare la valutazione dei:
correlati di protezione dopo challenge del patogeno negli animali immunizzati.
Traduciamolo in termini comprensibili.
Si immunizza un animale.
Successivamente, in condizioni sperimentali controllate, lo si espone al patogeno.
Si misura:
quanto il patogeno riesca a replicarsi;
quanto venga eliminato;
quale risposta immunitaria protegga;
quali marcatori permettano di prevedere la protezione.
È una normale e fondamentale componente dello sviluppo vaccinale preclinico.
Ma dimostra qualcosa di molto importante per il nostro dossier:
IZSVe non è soltanto il laboratorio che trova il virus negli allevamenti.
Partecipa anche alla produzione della conoscenza necessaria per capire come un vaccino protegge dall’incontro con un patogeno.
11. WP12: IL PASSAGGIO VERSO I TRIAL CLINICI
Poi troviamo IZSVe nel:
WP12 – VACCINE IMMUNOLOGY
Questa volta all’interno del pilastro degli studi clinici.
Il WP12 ha il compito di creare una rete europea di laboratori immunologici capace di supportare i trial vaccinali e generare dati standardizzati sull’immunogenicità.
Tra i partner compaiono contemporaneamente:
IZSVe e UNIVERSITÀ DI SIENA.
La pagina ufficiale EVH descrive il WP12 come la rete incaricata di supportare i trial clinici e di qualificare gli assay utilizzati per misurare le risposte immunitarie e la protezione dopo la somministrazione dei vaccini.
Questo è un passaggio decisivo.
Perché dimostra che la distinzione tradizionale:
veterinaria da una parte
e
vaccinologia umana dall’altra
non descrive più adeguatamente l’infrastruttura che si sta costruendo.
Esistono nodi che lavorano sui due versanti.
E uno di questi nodi è proprio l’IZSVe.
12. E L’H5 È GIÀ ARRIVATO AI TRIAL UMANI
Il quadro diventa ancora più significativo quando scopriamo che il primo trial multicentrico promosso nell’ambito dell’EVH riguarda proprio:
UN VACCINO H5 DESTINATO ALL’UOMO
Il programma studia un vaccino H5N8 adiuvato con MF59 confrontando persone precedentemente vaccinate contro H5N1 con soggetti mai immunizzati contro H5.
Uno dei centri coinvolti è:
SIENA.
Non è lo stesso vaccino usato negli animali.
Non è lo stesso progetto.
Non possiamo affermare che il progetto veterinario italiano sia stato predisposto per quel trial umano.
Ma un fatto resta:
mentre in Italia si prepara la vaccinazione H5 del pollame, nella stessa infrastruttura europea di preparedness si studia contemporaneamente la risposta immunitaria umana a vaccini H5.
È questa sovrapposizione che dobbiamo osservare.
13. KAPPA-FLU: IL VIRUS SEGUITO DAL SELVATICO FINO AL MAMMIFERO
A completare la rete troviamo un altro progetto europeo:
KAPPA-FLU
Finanziato dall’Unione europea dal 2023.
Il progetto studia HPAI H5:
negli uccelli migratori;
nel passaggio al pollame;
nella sua evoluzione genetica;
nel possibile spillover verso i mammiferi;
e nelle strategie di prevenzione e controllo, compresa la vaccinazione.
Anche in questo progetto compare:
IZSVe.
E ancora una volta Francesco Bonfante figura tra i riferimenti delle attività dell’Istituto.
Questo significa che lo stesso Istituto opera contemporaneamente all’interno di circuiti dedicati a:
virus selvatico;
focolai nel pollame;
vaccinazione animale;
evoluzione virale;
spillover;
modelli animali;
pandemic preparedness;
vaccinologia.
È difficile immaginare un punto istituzionale più centrale nell’interfaccia animale-uomo.
14. IL FILO ROSSO CHE EMERGE DAI DOCUMENTI
A questo punto possiamo mettere insieme i diversi nodi senza bisogno di inventare collegamenti che i documenti non dimostrano.
FAUNA SELVATICA
↓
H5
↓
ALLEVAMENTI
↓
diagnosi – sorveglianza – sequenziamento
↓
IZSVe
↓
ricerca vaccinale – modelli animali – challenge – evoluzione – spillover
↓
EUROPEAN VACCINES HUB
↓
preclinica – immunologia – trial clinici
↓
SIENA
↓
Università – Sclavo – Biotecnopolo
↓
sviluppo vaccinale
↓
HERA
↓
PANDEMIC PREPAREDNESS
I singoli nodi di questa rete sono documentati.
La questione investigativa non è quindi stabilire se esista una rete.
LA RETE ESISTE.
La vera domanda è:
COME FLUISCONO DATI, CAMPIONI, SEQUENZE, RISULTATI E CONOSCENZE ATTRAVERSO QUESTA RETE?
15. CHE COSA ACCADE A UN VIRUS TROVATO IN UN ANIMALE VACCINATO?
Ed eccoci di nuovo ai cinque allevamenti da cui siamo partiti.
Supponiamo che H5 selvaggio riesca naturalmente a entrare in uno degli allevamenti pilota.
Un animale vaccinato risulta infetto.
Che cosa accade al virus?
Viene semplicemente utilizzato per dichiarare il focolaio?
Oppure viene:
isolato?
sequenziato integralmente?
confrontato con i virus dei selvatici?
analizzato per eventuali cambiamenti antigenici?
studiato per mutazioni associate all’adattamento ai mammiferi?
confrontato con i virus isolati dagli animali non vaccinati?
E ancora:
quei dati restano confinati al progetto pilota oppure possono alimentare EURL, KAPPA-FLU, EVH o altre reti della preparedness europea?
La domanda non implica nulla di illegittimo.
Al contrario.
Condividere quei dati potrebbe avere un enorme valore scientifico e sanitario.
Ma proprio per questo il pubblico dovrebbe sapere quale sia il percorso previsto per quelle informazioni.
16. IL PUNTO CHE DOBBIAMO EVITARE DI CONFONDERE
Questa inchiesta non sta sostenendo che il progetto pilota sia stato creato per provocare un’infezione.
Non abbiamo alcun documento che dimostri una simile intenzione.
Ma dobbiamo distinguere due concetti molto diversi.
Una cosa è:
provocare deliberatamente l’incontro tra virus selvaggio e vaccinato.
Altra cosa è:
realizzare il progetto in un territorio dove quell’incontro può avvenire naturalmente e avere la capacità scientifica di studiarlo qualora accada.
La seconda possibilità è perfettamente compatibile con ciò che sappiamo.
Ed è proprio questo che rende interessante la scelta geografica del progetto.
In una zona:
ad alta densità avicola;
storicamente interessata dall’H5;
con una forte presenza di fauna selvatica;
con allevamenti vaccinati;
con sistemi DIVA;
e con il principale laboratorio europeo per l’influenza aviaria,
un eventuale caso breakthrough rappresenterebbe inevitabilmente un evento scientificamente molto informativo.
La domanda è quindi:
QUALE USO È PREVISTO DI QUELLA CONOSCENZA?
17. 2021/22 E 2026: DUE PUNTI DELLA STESSA STORIA?
Torniamo allora al grande picco dal quale abbiamo iniziato.
Il 2021/22 rappresenta la più grave epidemia aviaria europea mai osservata fino a quel momento. La maggior parte dei focolai europei non deriva nemmeno esclusivamente da continue introduzioni indipendenti dai selvatici: EFSA rileva che oltre la metà dei focolai nel pollame era dovuta a diffusione secondaria da pollame infetto verso altri allevamenti.
Il Veneto ne diventa il principale epicentro italiano.
Subito dopo quella crisi:
la Commissione chiede di valutare i vaccini;
EFSA, EMA ed EURL entrano nella valutazione;
partono nuovi programmi di ricerca;
si consolidano strategie preventive nelle aree ad alto rischio;
si sviluppa KAPPA-FLU;
nasce lo European Vaccines Hub;
e infine arriva il progetto pilota italiano.
Non significa che tutto sia stato progettato nel 2021.
Ma significa che:
DAL 2021/22 IN POI CAMBIA IL PARADIGMA.
Da un modello prevalentemente basato su:
individuazione → abbattimento → eradicazione
si passa progressivamente a:
sorveglianza → vaccinazione → DIVA → sequenziamento → gestione permanente del rischio.
Ed è un cambiamento storico.
18. TRE NOTIZIE, LO STESSO CENTRO
C’è infine un dettaglio che, pur non costituendo una prova di collegamento operativo, rappresenta quasi fotograficamente questa trasformazione.
Nella pagina ufficiale del Centro IZSVe per l’influenza aviaria compaiono, una vicina all’altra, tre notizie:
21 APRILE 2026
Webinar sul modello One Health nella prevenzione dell’influenza aviaria.
7 MAGGIO 2026
Primo piano pilota italiano di vaccinazione negli allevamenti avicoli.
22 MAGGIO 2026
European Vaccines Hub for Pandemic Readiness.
Tre iniziative diverse.
Tre programmi formalmente distinti.
Ma lo stesso Centro.
Nello stesso periodo.
E tre concetti:
ONE HEALTH
VACCINAZIONE ANIMALE
PANDEMIC READINESS
Non è la prova che esista un unico progetto.
È però una rappresentazione molto chiara del nuovo ecosistema nel quale l’influenza aviaria viene oggi gestita.
19. LA DOMANDA NON È PIÙ SE ESISTA UNA RETE
Non dobbiamo domandarci se esista un collegamento tra sanità animale e preparedness pandemica.
QUEL COLLEGAMENTO È ISTITUZIONALMENTE DOCUMENTATO.
La domanda vera è:
FIN DOVE ARRIVA?
Quali dati prodotti dall’IZSVe sul virus animale possono essere utilizzati nello sviluppo di vaccini?
Quali sequenze entrano nelle reti internazionali?
Quali risultati dei challenge vengono utilizzati per individuare correlati di protezione?
Quali conoscenze prodotte sul virus H5 nel pollame contribuiscono alla preparedness umana?
E se un virus H5 dovesse mostrare caratteristiche nuove proprio durante la circolazione in animali vaccinati:
quale catena istituzionale verrebbe attivata?
È proprio qui che dobbiamo compiere l’ultimo passaggio.
Perché questa catena non termina negli allevamenti.
20. E ADESSO DOBBIAMO GUARDARE L’UOMO
Nel frattempo, l’Italia ha approvato il nuovo:
PIANO PANDEMICO 2025–2029
E quel Piano contiene:
sorveglianza delle persone esposte all’influenza aviaria;
collegamento epidemiologico con i focolai veterinari;
test PCR;
sorveglianza genomica;
valutazione dello spillover;
epidemic intelligence;
vaccini zoonotici H5;
vaccini pandemici;
scorte;
contratti europei di preparedness.
E soprattutto contiene una sequenza che merita di essere letta senza aggiungere alcun commento:
CLUSTER VETERINARIO IN ITALIA
↓
SPILLOVER E TRASMISSIBILITÀ
↓
MiRiK + DISPATCH + PREPAREDNESS NETWORK
↓
VALUTAZIONE DEL RISCHIO
↓
PARERE PER FASE DI ALLERTA
Ed è in quel momento che la nostra inchiesta compie l’ultimo passaggio:
DAL POLLO ALL’UOMO.
CONTINUA – PARTE III
QUANDO L’AVIARIA ENTRA NEL PIANO PANDEMICO
Sorveglianza degli esposti, spillover, vaccini H5 umani, contratti e preparedness
Nella terza e ultima parte ricostruiremo il lato umano di questa architettura.
Vedremo come un focolaio veterinario entra nei sistemi di sorveglianza delle persone esposte.
Vedremo che cosa sono SIMAN, MiRiK e DISPATCH.
Seguiremo il percorso che porta dalla valutazione dello spillover alla possibile fase di allerta.
E soprattutto entreremo nella parte forse meno conosciuta dell’intera vicenda:
i vaccini H5 per l’uomo esistono già.
L’Italia ha già pianificato economicamente il proprio accesso alle contromisure.
Esistono contratti europei.
Esistono scorte.
Esistono categorie professionali già identificate come potenzialmente vaccinabili.
Ed è qui che dovremo porre la domanda finale del nostro dossier:
IL PROGETTO SUI CINQUE ALLEVAMENTI È SOLTANTO UNA NUOVA STRATEGIA VETERINARIA O È UNO DEI TASSELLI DI UN SISTEMA MOLTO PIÙ AMPIO CHE SEGUE H5 DAL SELVATICO FINO ALLA PREPARAZIONE DELLA RISPOSTA PANDEMICA UMANA?
La risposta, questa volta, dovremo cercarla direttamente nel nuovo Piano Pandemico.