Nuovo studio definisce i meccanismi del “turbo cancro” post-vaccino
Una ricerca sottoposta a revisione paritaria dei dottori Paul Marik e Justus Hope collega i vaccini mRNA contro il COVID-19 al “turbo cancro”,
descrivendo in dettaglio cinque percorsi biologici che potrebbero causare tumori aggressivi e a rapida crescita e richiedendo un’indagine urgente e indipendente.
“L’associazione temporale tra questi tumori e la vaccinazione contro il COVID-19 è innegabile… Potremmo trovarci di fronte a uno tsunami di tumori incontrollati.” — Dott. Paul Marik
Il Dott. Paul Marik, direttore scientifico e co-fondatore dell’Independent Medical Alliance, non è uno che si tira indietro di fronte alle dure verità.
Nella sua dichiarazione video qui sotto, che accompagna la pubblicazione di un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria , ha descritto ciò che medici e infermieri di tutto il mondo stanno osservando dal 2021: tumori più aggressivi, che colpiscono i pazienti più giovani e che tornano con violenza in persone già in remissione, spesso entro poche settimane da una dose di richiamo del vaccino contro il COVID-19.
L’articolo, scritto in collaborazione con il dott. Justus Hope e pubblicato sul Journal of Independent Medicine , prende un termine spesso liquidato come iperbole su internet – “cancro turbo” – e lo supporta con un modello dettagliato e biologicamente plausibile, basato sulla biologia dei tumori, sull’immunologia e sui dati relativi ai segnali di sicurezza dei vaccini.
Cos’è il “Turbo Cancer” ?
Il termine “turbocancro” non è una classificazione medica ufficiale, ma è diventato un termine generico per indicare tumori che si comportano in modi che gli oncologi trovano profondamente preoccupanti:
- Si presentano in stadi avanzati.
- Procedono in modo insolitamente rapido.
- Si manifestano in persone più giovani, precedentemente sane.
- Spesso si verificano ricadute subito dopo la vaccinazione nei pazienti in remissione.
“La maggior parte degli oncologi non crede che esista. Molti pensano che sia una cospirazione anti-vaccino. Ma la verità è che è reale.” — Dott. Paul Marik
Mentre la medicina tradizionale ha ampiamente liquidato questi resoconti come coincidenze, Marik e Hope sostengono la necessità di indagini serie, sottolineando che i tempi e lo schema sono troppo coerenti per essere ignorati.
I cinque percorsi della preoccupazione
- Riprogrammazione metabolica: le cellule tumorali subiscono l'”effetto Warburg”, utilizzando una glicolisi inefficiente anche in ambienti ricchi di ossigeno. La proteina spike compromette la funzione mitocondriale, forzando questo cambiamento e favorendo la crescita del tumore.
- Propagazione delle cellule staminali tumorali: l’attività della proteina spike può alimentare cellule tumorali simili a staminali che rigenerano i tumori, eludono il trattamento e si diffondono in nuove sedi.
- Resistenza all’apoptosi: interferendo con il percorso del soppressore tumorale p53, la proteina spike può consentire alle cellule anomale di eludere la morte cellulare programmata.
- Angiogenesi e potenziale metastatico: l’infiammazione indotta da spike e la sovraregolazione del VEGF promuovono la crescita di nuovi vasi sanguigni per alimentare i tumori e aiutarli a diffondersi.
- Disfunzione immunitaria e alterazione del microambiente tumorale: gli anticorpi IgG4 indotti dal vaccino, la linfopenia e le cellule soppressorie derivate dai mieloidi possono indebolire la capacità del sistema immunitario di rilevare e distruggere le cellule tumorali.
“I medici devono essere consapevoli di questo fatto. Potremmo trovarci di fronte a uno tsunami di tumori incontrollati a causa del vaccino.” — Dott. Paul Marik
Gli autori dello studio sottolineano che, sebbene uno qualsiasi di questi processi possa favorire la progressione del cancro, il vero pericolo potrebbe risiedere nella loro combinazione, ovvero un effetto “multi-hit” che sopraffà le difese dell’organismo.
Altri segnali d’allarme che indicano un tumore turbo
Oltre ai cinque meccanismi principali, Marik e Hope indicano altri possibili fattori che contribuiscono al rischio di cancro post-vaccino:
- Riattivazione del virus di Epstein-Barr e di altri herpesvirus che possono favorire la progressione del cancro.
- Sequenze di DNA del virus SV40 rilevate nelle fiale del vaccino, storicamente collegate al potenziale oncogenico.
- N1-metil-pseudouridina nell’mRNA, che nei modelli di laboratorio ha favorito la crescita del tumore.
- Accumulo di nanoparticelle lipidiche nei tumori, con potenziale alterazione del loro microambiente.
- Attivazione dei retrotrasposoni e possibile trascrizione inversa dell’RNA del vaccino nel DNA dell’ospite.
- Effetti dell’ottimizzazione dei codoni sulla regolazione dei microRNA, che influenzano l’espressione genica in modi che potrebbero favorire il cancro.
“Data la costante associazione temporale e la plausibilità biologica, è fondamentale indagare questi fenomeni con obiettività e rigore scientifico.” — Dott. Paul Marik e Dott. Justus Hope, Journal of Independent Medicine
Sebbene alcune di queste informazioni rimangano speculative, gli autori sostengono che sono sufficientemente credibili da giustificare una ricerca immediata.
Perché questo studio è importante
La maggior parte delle riviste tradizionali, osserva il Dott. Marik, “probabilmente rifiuterebbe quasi esclusivamente questo articolo perché sfida l’ortodossia”.
Ecco perché il Journal of Independent Medicine, una piattaforma indipendente e open access, è così vitale.
Permette a ricerche rigorose ma controverse di raggiungere clinici, scienziati e pubblico senza essere soffocate dalla censura o da pregiudizi istituzionali.