E NON SA DOVE È FINITA LA CARNE.
Nel link la risposta al Foia del Ministero che consigliamo a tutti
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EDITORIALE
by Raffaella Laghi
Più che una difesa del Programma Sperimentale…
Una Confessione.
Ci sono documenti che nascono per difendere e finiscono per accusare.
Documenti scritti da mani esperte, con il linguaggio controllato di chi sa esattamente cosa dire e, soprattutto, cosa non dire. Documenti che rispondono a tutto e non rispondono a niente. Che riempiono pagine di rinvii normativi, di allegati tecnici, di formule amministrative impeccabili, e in un passaggio quasi di routine, quasi distrattamente, lasciano cadere il dato che cambia tutto.
Il 21 settembre 2026 il Ministero della Salute ha risposto formalmente all’istanza di accesso civico presentata dalla Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali sul progetto pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria. Nove pagine. Due Direttori Generali firmatari. Un documento costruito per tranquillizzare.
Poi, al punto 7, quasi come un aggiornamento di stato su una pratica amministrativa di ordinaria gestione, il Ministero informa che circa 92.000 tacchini vaccinati con vettore virale ricombinante vivo sono già stati inviati al macello.
Che circa 52.000 galline vaccinate con la stessa tecnologia sono entrate in fase di deposizione nei primi giorni di settembre 2026.
E che l’Amministrazione, responsabile di questo programma, firmataria del decreto che lo ha istituito, non detiene informazioni in merito alla distribuzione territoriale dei prodotti.
Non sa dove sono finiti. Non sa chi li ha mangiati. Non ha informato nessuno. Non ha etichettato nulla.
Proviamo a dirlo in modo che non ci siano dubbi su ciò che stiamo leggendo. Il progetto pilota che il Ministero ha sempre descritto come un’operazione controllata, delimitata, monitorata, con cinque allevamenti in due province, con sistemi di tracciabilità e sorveglianza, è già dentro la filiera alimentare italiana.
Le carni di quei tacchini sono già state acquistate, cucinate, mangiate da cittadini che non ne sapevano nulla. Le uova di quelle galline sono già nelle colazioni degli italiani.
E il Ministero, quando gli è stato chiesto dove siano distribuiti quei prodotti, ha risposto che non lo sa.
Sempre nella stessa risposta, sotto la voce “Garanzie di Trasparenza e Tutela dell’Autodeterminazione”, il Ministero certifica formalmente di non aver adottato alcuna misura a tutela del diritto all’informazione del consumatore. Nessun parere tecnico. Nessuna circolare. Nessuna valutazione di impatto.
La giustificazione: il programma non sarebbe “di natura sperimentale”.
Ma il testo del suo stesso decreto lo chiama “stress test”.
Non ci troviamo di fronte a una risposta insoddisfacente. Ci troviamo di fronte a qualcosa di più raro e, in un certo senso, più prezioso: una confessione messa per iscritto, firmata da due Direttori Generali, depositata agli atti come documento pubblico.
La confessione che il programma è già nella catena alimentare senza che il consumatore lo sappia, senza che il Ministero sappia dove, e senza che nessuno abbia ritenuto necessario informare alcuno.
Il Dr. Riccardo Benzi Cipelli, che in questi mesi ha prodotto per il Patto l’analisi scientifica e regolatoria del progetto pilota, la risposta alle affermazioni dei dottori Cosentino e Giacomini, l’analisi critica del parere CRNIA e il documento di risposta alle richieste di evidenza scientifica, ha letto quella risposta ministeriale pagina per pagina. Punto per punto. Ha estratto ciò che il documento dice, ciò che omette, e ciò che afferma in contraddizione con i propri stessi atti precedenti.
Il risultato è il documento allegato.
Leggetelo. Non perché contenga rivelazioni sensazionali, costruite per stupire. Ma perché contiene qualcosa di molto più raro nel dibattito pubblico di questi tempi: fatti. Numeri. Citazioni letterali. Atti ufficiali firmati. La realtà così come il Ministero stesso l’ha messa per iscritto, senza che nessuno, fino a oggi, si fosse preoccupato di leggerla davvero.