Con un decreto firmato il 5 agosto dal ministro della salute Orazio Schillaci, è stata ricostituita la commissione nazionale di consulenza tecnica sulle vaccinazioni (Nitag, National immunization technical advisory group).
In pratica, un organismo di riferimento per l’elaborazione e il sostegno delle politiche vaccinali in Italia.
Questo decreto predispone un compendio scientifico per la stesura di una proposta di piano nazionale triennale di vaccinazione che tiene conto anche degli effetti della pandemia di COVID-19 rispetto all’intero impianto di prevenzione vaccinale a livello globale.
È compito del ministro individuare i 22 componenti di questo comitato, di cui fanno parte docenti universitari, dirigenti di aziende sanitarie, di dipartimenti di igiene e prevenzione del territorio.
La cosa preoccupante è che dopo che sono stati resi noti i nomi del comitato si è scatenata una campagna diffamatoria nei confronti di due membri: il professor Paolo Bellavite, docente emerito di patologia generale all’università di Verona, e il Dr. Eugenio Serravalle Medico pediatra.
Inizialmente tutto è iniziato come un processo politico, dove l’intervento dei partiti di opposizione era prevedibile, ad esempio parlando di una scelta “vergognosa e inaccettabile” ( la segretaria del Pd Elena Ethel Schlein) a cui si è aggiunto il commento del vicepresidente della Commissione Affari Sociali di Palazzo Madama: il senatore Orfeo Mazzella (M5S), che è anche un Medico Odontoiatra: “Non si può che restare profondamente interdetti innanzi alla decisione del Governo di nominare due professionisti noti per le proprie posizioni scettiche o ambigue sui vaccini, il che rischia di minare la credibilità e l’indipendenza di un organismo fondamentale”.
La domanda che ci dovremmo fare è: perché avere un pensiero critico verso determinati prodotti farmaceutici dovrebbe inficiare l’operato dell’organismo di riferimento delle politiche vaccinali?
Non si dovrebbe invece pensare che il loro contributo potrebbe portare a scelte più motivate e giustificate scientificamente?
Invece un altro medico, Matteo Bassetti, in un suo post su X ha dichiarato: “Siamo sicuri che tutti gli esperti nominati siano a favore delle politiche vaccinali e abbiano un adeguato background?”.
Ma una commissione non è forse un luogo di confronto scientifico e quindi secondo quale principio dovrebbero essere tutti completamente a favore delle politiche vaccinali?
Comunque questa vicenda è un’ulteriore dimostrazione che nel nostro Paese c’è ancora una profonda intolleranza verso chi esprime un pensiero scientifico, non omologato.
Sarebbe anche arrivato il momento di smettere di usare il termine No-Vax come un insulto, un marchio di infamia.
Invece a completamento di questo abbiamo dovuto assistere ad un gesto deontologicamente grave di una dei membri della commissione, la dottoressa Francesca Russo, che ha rifiutato la nomina per non sedersi allo stesso tavolo con due colleghi indesiderati. In pratica con chi ha un pensiero diverso non si parla, non ci si confronta.
Questo ci fa capire che oltre ad esserci un un problema politico, arrivano dalla categoria medica preoccupanti segnali di chiusura al confronto e alla ricerca dell’evidenze scientifiche.
Dr. Maurizio Romani
Presidente di Patto Internazionale – Sanitari e Cittadini