Come lo scorrimento infinito, i fitness tracker e la scomparsa delle attività di gruppo abbiano reciso l’antico legame tra il nostro corpo e la nostra salute mentale.
| Peter A. McCullough, MD, MPH7 maggio |
In un’avvincente puntata di FOCAL POINTS , il conduttore Dr. Peter McCullough dà il benvenuto alla Dr.ssa Maria Kosma , professoressa associata di chinesiologia presso la Louisiana State University , per discutere dell’intersezione cruciale tra movimento fisico, connessione sociale e salute mentale.
L’ultima ricerca della Dr.ssa Kosma mette in discussione la visione riduzionista e cartesiana della salute mentale, che considera il corpo come un mero oggetto meccanico subordinato al cervello.
Oltre il cervello: la mente incarnata
La conversazione verte sulla filosofia di Maurice Merleau-Ponty , il quale sosteneva che mente e corpo costituiscono un’unità inscindibile, ciò che definiva “coscienza incarnata”.
Il dottor McCullough e la dottoressa Kosma sottolineano che lo stress non è semplicemente un fenomeno psicologico che risiede “nella testa”, ma uno stato sistemico sperimentato dal “corpo abituato”.
La dottoressa Kosma illustra il suo recente lavoro sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) , che utilizza come esempio principale di come gli stati fisiologici e psicologici siano interconnessi. Mentre la medicina convenzionale si affida spesso alla farmacoterapia o a interventi mirati al cervello per gestire l’ansia, la dottoressa Kosma promuove un approccio olistico.
Migliorando il proprio “schema corporeo” – l’unità pre-riflessiva e multisensoriale del sé – attraverso un movimento fisico regolare e consapevole, gli individui possono modulare l’asse HPA, favorendo la resilienza contro lo stress cronico.
La crisi della modernità e la solitudine McCullough e il dottor Kosma analizzano l’attuale crisi della salute mentale, in particolare tra i giovani adulti, che attribuiscono a una serie di fattori concomitanti:
- Dipendenza tecnologica: la progettazione delle piattaforme che incoraggia lo scorrimento infinito, unita alla pressione di mantenere una determinata immagine online, favorisce l’ansia generalizzata e i disturbi del sonno.
- L’erosione della comunità: mettendo a confronto la moderna cultura anglo-americana, che privilegia un individualismo estremo, con le culture mediterranee e sudamericane, gli autori evidenziano i benefici protettivi delle reti sociali coese. La perdita delle interazioni sociali quotidiane e di persona e l’aumento dell’isolamento, sostengono, sono tra i principali fattori scatenanti dell’attuale epidemia di insonnia e ansia.
- Iper-misurazione: la dottoressa Kosma critica l’ossessione moderna e utilitaristica per il monitoraggio di passi, calorie e dati sul sonno tramite dispositivi intelligenti. Sostiene che questo trasforma l’attività fisica in una “terribile fatica” anziché in una naturale e gioiosa necessità umana.
Il movimento performativo come antidoto
Un punto saliente della discussione è l’aspetto “performativo” del movimento. La dottoressa Kosma condivide le intuizioni emerse dai suoi studi pilota sulle arti performative , come i tessuti aerei e i programmi di movimento creativo. Anche per le persone affette da patologie croniche come la sindrome di Ehlers-Danlos , la partecipazione a sequenze fisiche creative di gruppo si è rivelata trasformativa. Queste attività hanno permesso ai partecipanti di trascendere il dolore e i sintomi, coinvolgendo la loro immaginazione e lo spirito di comunità, riducendo efficacemente la “chinesiofobia” (la paura del movimento).
Entrambi gli esperti concordano sul fatto che il corpo umano sia progettato per stare all’aperto e per essere attivo. Il dottor McCullough riflette sulla propria esperienza con il ballo di gruppo, osservando che la concentrazione mentale richiesta per la coordinazione, unita all’ambiente comunitario, produceva un livello di stanchezza e soddisfazione che il sollevamento pesi o la corsa sul tapis roulant non potevano replicare.
Non vedo l’ora
L’intervista si conclude con una riflessione sull’avanzare delle esigenze digitali e sull’impatto incerto dell’intelligenza artificiale. Pur rimanendo fiduciosa, la dottoressa Kosma esorta i suoi studenti e ascoltatori a riappropriarsi della propria autonomia dedicandosi a pratiche analogiche, come la scrittura a mano, la tenuta di un diario e la priorità data alle interazioni sociali di persona, al fine di preservare la creatività umana e l’armonia mente-corpo in un mondo sempre più dipendente dagli schermi.