Manca pochissimo a una data cruciale, di quelle che passeranno alla storia (o forse scivoleranno nel silenzio) ma che segneranno in profondità il futuro della salute pubblica mondiale: il 19 luglio, giorno previsto per la riunione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) finalizzata all’approvazione del nuovo Regolamento Sanitario Internazionale. Un documento tecnico, si dirà. Ma dietro i tecnicismi si nasconde una ridefinizione radicale del potere decisionale in materia sanitaria, nazionale e sovranazionale
E in tutto questo, l’Italia tace. Nessuna posizione ufficiale, nessuna dichiarazione del Ministro della Salute Orazio Schillaci, nonostante decine di migliaia di cittadini e associazioni abbiano scritto al suo ministero per chiedere un “no” netto e motivato.
E allora ci chiediamo: perché questo silenzio verso un regolamento che centralizza, ma soprattutto in mano a chi?
Il nuovo Regolamento non è solo una risposta a future emergenze sanitarie. È una struttura di comando, una centralizzazione di potere nelle mani dell’OMS, che potrà, se approvato, emettere direttive vincolanti per gli Stati membri anche in assenza di un’emergenza sanitaria dichiarata.
Sulla carta, l’idea potrebbe sembrare sensata: una risposta coordinata, rapida, efficace. Ma la realtà della governance dell’OMS oggi è ben diversa da quella delle sue origini. I dati parlano chiaro: oltre l’80% del bilancio dell’OMS è costituito da “contributi volontari vincolati”, spesso provenienti da grandi fondazioni private e da imprese farmaceutiche, i cosiddetti “flexible funds” tra cui emerge la fondazione di Bill e Melinda Gates e Alleanza GAVI (sempre di “zio Bill), che dopo l’abbandono degli Usa, diventerà il primo il primo finanziatore dell’OMS. E quindi, di chi è oggi realmente l’OMS? Chi ne guida, nei fatti, l’agenda? Il vero problema non è la competenza, è il conflitto sistemico.
Le multinazionali del farmaco, i colossi del biotech e le grandi fondazioni filantropiche hanno enormi risorse. Ma è accettabile che siano proprio loro a indirizzare le scelte sanitarie globali, senza una trasparente e democratica partecipazione degli Stati e dei cittadini?
Il rischio, ormai evidente, è quello di un sistema dove la salute pubblica venga trattata come una leva economica, dove le decisioni sanitarie diventino strumenti di investimento, e dove la prevenzione, le cure territoriali e le libertà individuali passino in secondo piano rispetto alla logica dell’efficienza tecnocratica.
Ministro Schillaci, ci dica: chi garantisce il bene comune?
A questo punto un’altra domanda è inevitabile e la rivolgiamo direttamente al Ministro Orazio Schillaci: chi può garantire che le scelte contenute nel nuovo Regolamento Sanitario Internazionale siano realmente orientate alla tutela della salute dei cittadini italiani, e non agli interessi di chi finanzia l’OMS?
Il diritto alla salute, la libertà di scelta terapeutica, la trasparenza nella gestione delle emergenze non possono essere ceduti senza un ampio dibattito parlamentare, pubblico e partecipato. Siamo ancora in tempo per opporci, per chiedere chiarezza, per pretendere una posizione netta da chi ci rappresenta.
Non si tratta di essere per partito preso “contro l’OMS”, ma di riconoscere con lucidità la direzione che stanno prendendo le istituzioni sanitarie internazionali: da garanti del bene comune a esecutori di interessi privati? È questa la riflessione che dobbiamo porci come cittadini.
Il 19 luglio non sarà solo una data per burocrati. Sarà una prova di coscienza per l’intera classe politica italiana. Il tempo del silenzio è finito.
Ministro Schillaci, l’Italia aspetta. E chiede un NO chiaro e pubblico. Ora.
Andrea Caldart