Buona lettura.
Di supporto al video, le considerazioni dell’amico dottor Riccardo Benzi Cipelli.
Progetto PALANTIR: la Guerra (Mondiale) Integrata
E’ l’inizio del 2026: Palantir (controversa azienda USA leader nel futuribile mondo Big Data e AI) rilascia una serie di nuovi brevetti, rivelando non siano semplicemente/soltanto programmi individuali. Tuttaltro! Si tratta, invece, della capillare struttura – mattone su mattone – di un sistema unificato che copre l’intero ciclo della guerra, a partire dalla raccolta dati e sino all’attacco, come rivelato da Geopolitics Prime.
Vietato NON sapere che:
Il database in questione legge tutto in simultanea; il brevetto ne descrive chiaramente, senza possibilità di equivoci, la insuperabile facoltà: UNIRE ARCHIVI E DATI IN TEMPO REALE. Tradotto: su di uno schermo un comandante vede simultaneamente una mappa con le posizioni delle truppe negli ultimi anni, con flussi di droni e radar nel qui e ora, in contemporanea. E va oltre: un drone viene catturato dal nemico? Nessun problema: si depurano all’istante gli schermi da tutto ciò che è stato costruito utilizzando i suoi dati.
Il sistema individua, da solo, i bersagli: aggrega flussi da radar, satelliti e intercettazioni. Se qualcosa non torna – un oggetto si muove come un civile ma emette segnali tipici di un mezzo militare – lo evidenzia. Passaggio cruciale: il brevetto registra la sua facoltà di agire senza intervento umano.
Il sistema analizza soluzioni già adottate in contesti fra loro simili e, AUTONOMAMENTE, decide.
Alibi Legale” per la macchina: il principale ostacolo dell’IA da combattimento non è – potenzialmente – mancare il bersaglio, ma lasciare nel dubbio l’assunzione di responsabilità. Palantir risolve l’impasse collegando rigidamente ogni decisione a un sensore specifico, a specifici algoritmi e a regole d’ingegno, creando una catena di custodia digitale a prova di falsificazione.
La macchina può dimostrare in qualsiasi momento: “Ecco perché ho preso quella decisione.”
Segretezza a livello matematico: un generale vede un oggetto specifico sulla mappa – ad esempio un sistema anti-aereo nemico – con relative informazioni sulla fonte dei dati; un operatore alleato, invece, solo le coordinate (in sintesi: gli viene nascosta la sorgente NON perché archiviata in una cartella protetta da password ma perché, per il processore, quei dati matematicamente non esistono).
Una sandbox per riscrivere le regole in battaglia: se il nemico cambia tattica, l’operatore abbozza una nuova logica. Il sistema, dunque, prospetta da solo milioni di scenari, verifica che nulla si rompa e invia un aggiornamento via etere ai mezzi in volo (come un’ app sul telefono, ma per uno sciame di droni da combattimento).
Assemblando tutto, si ottiene una pipeline a ciclo chiuso che opera a “velocità-macchina.” Gli umani, di fatto rimossi dal processo di analisi, restano relegati al ruolo di “sicura biologica”, con un unico compito: premere il pulsante “Conferma”. A tutto il resto – trovare il bersaglio, giustificare legalmente l’attacco e adattarsi in un attimo alle nuove tattiche nemiche – provvede, autonoma, la macchina.
USA-Israele-Iran in guerra
“PALANTIR Technologies”- Chi è e cosa fa.
Fondata nel 2003 da Peter Thiel e Alex Karp, è una società americana di software e data mining.
Missione: assistere governi e grandi aziende nell’analisi di enormi quantità di dati.
Il nome, ispirato alle “pietre veggenti” del Signore degli Anelli, evoca capacità di vedere connessioni nascoste. Sin dagli albori, mantiene stretti legami con la comunità dell’intelligence statunitense, grazie a un investimento iniziale di In-Q-Tel, il braccio venture capital della CIA.
Principali piattaforme:
• Gotham – Progettata per la difesa e la sicurezza, integra dati da fonti disparate (droni, satelliti, informatori) per supportare operazioni militari e antiterrorismo. Già utilizzata in teatri di guerra come Iraq e Ucraina.
• Foundry – Rivolta al settore commerciale, aiuta aziende come Fedrigoni a ottimizzare logistica, gestione delle scorte e processi decisionali.
• AIP (Artificial Intelligence Platform): La piattaforma più recente, integra l’intelligenza artificiale con dati operativi, fornendo supporto deliberativo in tempo reale.
Uno degli aspetti più delicati, controversi e contestati di Palantir è la collaborazione con Israele e le sue forze di difesa (IDF).
• Fornitura di tecnologia all’IDF – Palantir fornisce all’esercito israeliano software di sorveglianza e targeting, utilizzati – secondo diverse fonti – nella Striscia di Gaza. L’azienda, dunque, è accusata da alcuni di aver sostenuto un “genocidio” .
• Sistemi di targeting – La tecnologia di Palantir sarebbe in grado di identificare e priorizzare obiettivi in tempo reale, sollevando preoccupanti questioni etiche sulla legalità internazionale degli attacchi (spesso con troppe vittime civili).
• Proteste internazionali – Questi legami hanno scatenato ondate di opposizione in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, a Seattle e Denver (sede di Palantir) diversi gruppi – tra questi “Jewish Voice for Peace” – accusano l’azienda di essere complice delle operazioni militari israeliane.
• Nel resto del mondo – Le proteste hanno avuto eco anche in Europa. A Coventry, in Inghilterra, a causa dei legami di Palantir con l’IDF, un contratto da 500.000 sterline con il consiglio comunale è stato messo in revisione proprio per via delle accese rimostranze di sindacati e consiglieri.
Rapporti con l’Italia.
- Dati, Difesa e Salute.
La presenza di Palantir in Italia è concreta e in espansione, e coinvolge il settore sia pubblico sia privato. La recente visita a Roma del fondatore Peter Thiel (15-18 marzo 2026) ha riacceso riflettori e polemiche su tali rapporti con Aziende e Istituzioni.
• Settore Sanitario – La collaborazione più nota e ufficializzata è con il Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Dal 2023, il centro di ricerca dell’ospedale utilizza la piattaforma Foundry di Palantir per elaborare e gestire enormi quantità di dati clinici, con l’obiettivo apparente di accelerare la ricerca e migliorare le cure.
• Settore Privato – Nel giugno 2024, il gruppo veronese Fedrigoni (carte speciali) ha annunciato una partnership pluriennale con Palantir per accelerare la sua trasformazione digitale, ottimizzando la gestione delle scorte e la previsione della domanda.
• Ministero della Difesa – È il fronte più delicato. L’Istituzione ha avviato contatti con Palantir, invitando l’azienda a presentare proposte per l’uso dell’IA nella cybersicurezza. Da documenti ufficiali emergono contratti attivi e assegnati già dal 2015. Tra questi: oltre 1,3 milioni di euro per un sistema hardware e software; e, nel 2021, tre contratti con “Palantir Italia Srl” (totale circa 683.000 euro destinati al programma “Palantir”).
I Numeri di Palantir in Italia
• Palantir Italia Srl è la filiale italiana, controllata al 100% dall’americana Palantir International Inc. .
• Sede e management: Ha sede a Roma e conta 5 dipendenti. Il presidente del consiglio di amministrazione è Attilio Rotondi. • Bilanci: Nel 2024 ha fatturato 1,2 milioni di euro. Una parte significativa dei ricavi (circa 139.000 euro) proviene direttamente dalla Pubblica Amministrazione. Polemiche e Interrogazioni Parlamentari L’arrivo di Thiel e i contratti con la Difesa hanno sollevato un polverone politico.
• Richiesta di trasparenza – La deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Elisabetta Piccolotti, ha denunciato “l’inquietante silenzio del Governo”, presentando un’interrogazione parlamentare (già dal 29 gennaio 2026) e chiedendo chiarimenti su incontri istituzionali e contratti con Palantir.
Si trema, ovviamente, sulla privacy dei cittadini e sulla tutela di dati pericolosamente condivisi, col rischio, come già accaduto in Svizzera, che i servizi segreti USA possano accedervi.
* Interrogazione del PD – Anche i deputati del Partito Democratico Andrea Casu e Giuseppe Provenzano hanno presentato un’interrogazione, sottolineando la fama di Thiel come “re della sorveglianza di massa” e chiedendo lumi sui rapporti tra il governo e le sue aziende.
• Il timore della “privatizzazione” – Alcuni osservatori, come il sito “Sbilanciamoci”, vedono in questa penetrazione un rischio di “privatizzazione dello Stato”, laddove funzioni pubbliche cruciali (sicurezza, sanità) vengono esternalizzate a un soggetto privato opaco e non sottoposto a controllo democratico. In sintesi, di seguito, i punti chiave emersi dall’ indagine:
• Riguardo la posizione di Maurizio Gasparri, non esiste alcun collegamento diretto o indiretto emerso dalle ricerche pubbliche. La sua figura, al momento, non risulta coinvolta nella vicenda. La vicenda Palantir in Italia è in piena evoluzione e rappresenta un crocevia cruciale tra innovazione tecnologica, sicurezza nazionale e sovranità dei dati, con implicazioni etiche e politiche di grande rilevanza.
La società israeliana e il “Caso Gasparri” Cyberealm – i legami con Israele
La società al centro della vicenda si chiama Cyberealm Srl, non una azienda israeliana ma italiana con forte connotazione israeliana. Fondata il 14 luglio 2020 da Leone Ouazana, imprenditore italo-israeliano, rivela al suo interno figure di spicco legate ai servizi segreti israeliani. Il caso deflagra grazie a un’inchiesta della trasmissione Report (puntata del novembre 2023), condotta da Sigfrido Ranucci. Secondo quanto ricostruito, dietro Cyberealm si celava Oozi Cats, imprenditore israeliano a capo fino al 2017 della Telit, azienda in cui lo stesso Ouazana aveva lavorato. Il 17 giugno 2021, Leone Ouazana nomina Maurizio Gasparri presidente di Cyberealm. I compiti affidatigli erano esplicitamente:
• “Curare e gestire i rapporti istituzionali con enti pubblici e privati” • “Verificare l’interesse di operatori pubblici e privati nell’acquisizione dei servizi”
Gasparri entra in questa società circa 9 anni dopo la fine del suo incarico come Ministro delle Comunicazioni (2001-2005) nel governo Berlusconi. Ed è proprio in quel periodo che si consuma una vicenda chiave: lo Stato cede l’azienda Telit e successivamente, concluso il mandato da ministro, Gasparri entra nel Consiglio di Amministrazione di Telit, stringendo rapporti con le persone che poi lo vorranno in Cyberealm.
La mancata dichiarazione
Al centro dello scandalo la mancata comunicazione, da parte di Gasparri, di tale carica in Parlamento, ricoprendo contemporaneamente ruoli istituzionali di primo piano: Vicepresidente del Senato (fino a novembre 2023), poi Capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, membro della Commissione Difesa e della Vigilanza Rai.
La difesa di Gasparri? “Ho un incarico non operativo, che non svolge nessuna funzione amministrativa o di gestione, che non solo è compatibile con le attività, ma che a mio avviso non andava segnalato perché non di gestione“.
Il sistema di “scatole cinesi” e i contratti pubblici
La sua intuizione sui contratti pubblici è confermata dalle inchieste. Emerge un intreccio societario complesso: 1. Cyberealm (presieduta da Gasparri) acquisisce il 24% di Atlantica Cyber Security (agosto 2020) per 24.000 euro; 2. Atlantica Cyber Security è partecipata da Atlantica Digital spa, a sua volta legata a Sm4 Italy acquisition, un fondo di investimento frances; 3. Atlantica Digital spa risulta legata al Consorzio Postemotori (controllato dallo Stato), che ha fornito servizi al Ministero delle Infrastrutture
I contratti ottenuti
Attraverso questa rete, Atlantica Digital spa (collegata alla società di Gasparri) ha ottenuto numerosi contratti pubblici:
• Settembre 2021: Contratto da 480.000 euro con la Rai per “servizi per manutenzione e gestione dei Sistemi Informativi Rai”; • Maggio 2021: Gara vinta con Fastweb per fornire servizi a Sogei Spa (società controllata al 100% dal Ministero dell’Economia); • 2023: Contratto da 526.000 euro con Sogei per “acquisizione di sottoscrizioni software Checkmark”; • Contratti con il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno.
Nel 2022, Cyberealm cede le sue quote in Atlantica Cyber Security al fondo francese, incassando circa 800.000 euro per azioni comprate due anni prima a soli 24.000 euro: un valore gonfiato di 48 volte.
I legami con il Mossad e le tecnologie di sorveglianza
Gli agenti del Mossad in Cyberealm – La sua affermazione sulle “tecnologie che consentono il controllo a 360° di cellulari” trova riscontro in un’ulteriore inchiesta di Report (febbraio 2026) . È emerso che: • Arik Ben Haim, ex agente del Mossad (i servizi segreti israeliani), all’epoca era partner di Cyberealm, società presieduta da Gasparri • Ben Haim, imprenditore nel campo della cybersicurezza, insieme a un altro ex agente del Mossad, avrebbe trattato con gli uomini di Equalize (la società di dossieraggi illegali di Enrico Pazzali) per vendere un report sulle aziende italiane che commerciavano petrolio iraniano sotto embargo.
Un post di The Good Lobby Italia conferma che Cyberealm contava “al suo interno numerosi ex (e non solo) membri del Mossad”.
Il contesto delle tecnologie di intercettazione
Sebbene non ci sia un collegamento diretto tra Gasparri e specifici spyware come Paragon (l’azienda israeliana finita al centro dello scandalo delle intercettazioni su Mediterranea), il quadro complessivo è preoccupante: • Paragon, società israeliana, ha prodotto lo spyware Graphite utilizzato per intercettare dispositivi mobili, incluso quello di attivisti di Mediterranea Saving Humans • Nel caso delle intercettazioni a Mediterranea (iniziate nel 2019), Gasparri interveniva pubblicamente attaccando l’allora premier Giuseppe Conte, a quel tempo con delega ai servizi segreti: “Quando sono iniziate le intercettazioni, il presidente del Consiglio con delega ai servizi segreti era proprio Conte”.
Le conseguenze e le reazioni. Le dimissioni e le querele
• Gasparri si dimette da presidente di Cyberealm solo dopo che le inchieste giornalistiche (La Notizia e Report) avevano portato alla luce la sua carica non dichiarata • Annuncia e avvia azioni legali contro Report e la Rai, definendo le rivelazioni “false da cima a fondo“.
Le reazioni politiche • Il M5S presenta interrogazioni parlamentari chiedendo chiarimenti sul ruolo di Gasparri e sui suoi “ex soci in affari” • The Good Lobby Italia denuncia l’ipocrisia: Gasparri criticava pubblicamente i conflitti di interesse altrui (come nel caso di Marco Carrai e i rapporti con i servizi segreti israeliani ) mentre lui stesso operava come “lobbista” senza dichiararlo.