Dr. Riccardo Benzi Cipelli MD DDS
Analisi critica del parere CRNIA prot. 0007829 del 18 marzo 2026 sul vaccino VAXXINACT H5 e “sulla sicurezza alimentare”, nel medio e lungo termine, dei prodotti derivati dagli animali vaccinati.
Una premessa che va detta con chiarezza
Il parere emesso dal Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria e la Malattia di Newcastle (CRNIA), datato 18 marzo 2026, è un documento tecnicamente solido e ben strutturato.
Lo studio su cui si fonda ha coinvolto oltre 33.000 animali, segue un protocollo riconoscibile, e arriva a conclusioni coerenti con i dati che presenta.
Questo va detto, e lo diciamo noi per primi, perché la nostra critica non nasce dal bisogno di negare l’evidenza. Nasce da un’osservazione molto più semplice e molto più scomoda: il parere risponde a una domanda che nessuno aveva posto, e si astiene dal porre l’unica domanda che riguarda davvero i cittadini italiani. Quattro pagine, due conclusioni operative, un linguaggio impeccabilmente tecnico. E in nessun punto del documento, nemmeno per un rigo, nemmeno per un inciso, compare la parola che dovrebbe essere al centro di qualsiasi valutazione su un vaccino destinato ad animali “da reddito”: il “consumatore”.
1. Cosa misura davvero questo parere e cosa, sistematicamente, non misura
Il titolo stesso del documento dichiara l’oggetto della valutazione: “Parere su efficacia e innocuità del vaccino VAXXINACT H5 somministrato per via intramuscolare”. Non una parola di più, non una parola di meno. È una valutazione di sanità animale, condotta da un centro di referenza per la sanità animale, nell’ambito del mandato istituzionale che gli è proprio.
Le conclusioni lo confermano riga per riga. Si parla di mortalità nella norma, di nessuna differenza nel consumo di alimento tra gruppi vaccinati e non vaccinati, di percentuali di sieroconversione comprese tra il 95% e il 100%.
Sono tutti, senza eccezione, parametri di benessere animale e di efficacia immunologica veterinaria. Non c’è, in nessun passaggio del documento:
• una sola valutazione sulla persistenza del vettore virale ricombinante nei tessuti muscolari commestibili del tacchino o del pollo;
• un solo dato sulla presenza dell’antigene H5 nelle uova prodotte dagli animali vaccinati;
• un solo riferimento a studi di tossicologia alimentare;
• una sola riga dedicata al rischio, anche solo teorico, per chi consuma questi prodotti ogni giorno, per anni, come parte ordinaria della propria alimentazione.
Questo non è un dettaglio che ci è sfuggito leggendo distrattamente. È l’assenza strutturale di un intero capitolo che un cittadino, leggendo con attenzione un parere intitolato “sicurezza del vaccino”, si aspetterebbe legittimamente di trovare.
Qui non si tratta infatti di valutare se queste sostanza siano più o meno ben tollerate dagli animali “da reddito”, bensì di escludere che il consumo protratto nel tempo de loro derivati possa determinare anche soltanto teorici eventi patologici anche assai gravi nel consumatore.
2. La differenza che il documento non fa, e che noi facciamo per lui
Esiste una distinzione elementare, che qualunque metodo scientifico onesto dovrebbe porre come primo passo, e che questo parere ignora per intero: la differenza tra valutare l’animale vaccinato e valutare il prodotto alimentare che da quell’animale deriva.
Sono due oggetti di indagine diversi, che richiedono strumenti diversi e che possono dare risposte completamente indipendenti l’una dall’altra. Un animale può essere perfettamente sano, produttivo, immunologicamente protetto, e al tempo stesso i suoi tessuti muscolari, ad esempio, possono contenere materiale biologico la cui rilevanza per la salute umana nessuno ha mai indagato.
Le due cose non si escludono a vicenda. Anzi: è esattamente questa la condizione in cui ci troviamo oggi, con questo vaccino, in questo programma.
Il parere CRNIA dimostra, con dati credibili, che l’animale sta bene. Non dimostra, perché non lo ha mai chiesto a se stesso, che la carne, le frattaglie e le uova di quell’animale siano sicure per chi le mangia nel tempo. Sono due affermazioni diverse. Solo la prima ha un’evidenza dietro. La seconda viene data per scontata, senza che nessuno l’abbia mai verificata.
3. L’autorità invocata senza prove: “numerosi studi precedenti” Nelle conclusioni del parere si legge un passaggio che merita di essere isolato e letto con la massima attenzione: “numerosi studi precedenti condotti in laboratori di diversi Paesi, incluso lo scrivente CRN, hanno già ampiamente dimostrato l’efficacia di VOLVAC BEST AI ND e del vaccino monovalente VAXXINACT H5” Non un nome di autore. Non una rivista. Non un anno di pubblicazione. Non un riferimento bibliografico di alcun tipo.
È un’affermazione che chiede di essere creduta sulla base dell’autorevolezza di chi la pronuncia, non sulla base della verificabilità di ciò che afferma. E si continua a parlare sempre e solo di efficacia, mai di sicurezza nel consumo alimentare nel medio/lungo termine dei prodotti commerciali derivati da quei capi trattati con quelle sostanze, e questo invece dovrebbe essere il primo ed ineludibile punto di indagine.
Questo è precisamente il meccanismo che da tempo denunciamo: un’affermazione corretta nella forma, perché è ben possibile che quegli studi esistano, ma resa scientificamente inerte dal fatto che nessuno possa controllarla.
Una scienza che non si lascia verificare non è più scienza: è autorità che si traveste da scienza.
Inoltre questa risposta, al di la di tale non neutra carenza, risulta assolutamente off topic circa l’esigenza di certezze in materia di sicurezza della salute pubblica. E quando lo fa un ente pubblico, in un documento destinato a orientare decisioni che riguardano milioni di cittadini, la responsabilità di queste mancanze non è un dettaglio formale bensì sostanziale.
4. La sieroconversione non dice nulla sui tessuti che finiscono in tavola
Il dato più enfatizzato del parere è la sieroconversione: percentuali tra il 95% e il 100% a 19 settimane di età. È un dato reale, di buona qualità immunologica, e lo riconosciamo senza riserve.
Ma la sieroconversione misura una cosa sola: se l’animale ha prodotto anticorpi. Non misura, e non può misurare per costruzione, dove sia finito il vettore virale ricombinante dopo l’iniezione.
Non dice se permanga nei muscoli pettorali, se raggiunga il fegato, se lasci traccia di sé nelle uova prodotte settimane o mesi dopo la vaccinazione.
Sono due domande scientifiche completamente distinte, che richiedono esperimenti completamente distinti. Il parere risponde solo alla prima domanda. E la usa, implicitamente, per chiudere anche la seconda, quella che non ha mai aperto.
5. L’ammissione più importante del documento è nascosta in una subordinata
C’è una frase, nella sezione conclusiva, che dovrebbe essere scritta a caratteri ben più grandi di come compare nel testo originale:
“Sebbene non sia stato effettuato un challenge diretto mediante infezione sperimentale con virus HPAI H5”
Il che tradotto in linguaggio comprensibile a chiunque significa che: non è stato mai verificato sperimentalmente se un animale vaccinato, esposto realmente al virus selvaggio circolante sul campo, lo contragga e lo diffonda senza mostrare alcun sintomo.
È esattamente il fenomeno conosciuto come silent shedding: l’animale appare sano, supera i controlli visivi e clinici, e continua silenziosamente a diffondere il virus nell’ambiente e, potenzialmente, nella filiera. Questa è la ragione tecnica, non commerciale, per cui i mercati europei e internazionali non accettano l’importazione di questi prodotti. Il parere CRNIA ammette l’assenza di questa verifica fondamentale, e la richiude immediatamente con un nuovo richiamo a “numerosi studi precedenti”, di nuovo privi di nome, data, autore.
6. Pagine di dettaglio su un problema che non è il problema
L’ultima parte del parere si dilunga, con dovizia di argomentazioni, sul confronto tra somministrazione intramuscolare e sottocutanea: minore stress per l’animale, minore rischio di errore di iniezione, migliore vascolarizzazione del tessuto muscolare pettorale. Sono considerazioni legittime di pratica veterinaria. Ma vanno chiamate per quello che sono: una discussione di logistica zootecnica, non una discussione di sicurezza alimentare.
Una lunga sezione tecnicamente accurata che, posizionata a chiusura del documento, lascia nel lettore distratto l’impressione di una valutazione completa.
Non lo è. Sposta semplicemente l’attenzione altrove, lontano dal punto che resta, dall’inizio alla fine del documento, sistematicamente intoccato. La prova che cercavamo, fornita da chi non voleva darcela
Messe in fila, queste osservazioni non descrivono un documento scorretto. Descrivono un documento esatto, fatta salva la già rilevata carenza di riferimenti bibliografici verificabili a sostegno delle proprie affermazioni di efficacia, nei limiti esclusivi del proprio mandato e muto su tutto ciò che eccede quel mandato.
E in questo silenzio sta la conferma più autorevole che potessimo desiderare.
L’EMA ha valutato l’efficacia e la sicurezza del vaccino sull’animale trattato.
L’EFSA ha dichiarato esplicitamente che il proprio mandato riguarda le strategie vaccinali, non la tossicologia alimentare di lungo periodo.
Il CRNIA, ora, ha valutato innocuità ed efficacia immunologica in condizioni di campo.
Tre enti, tre pareri, tre mandati diversi, e in nessuno di essi compare la valutazione che conta per chi, ogni giorno, porta in tavola carne di pollo o di tacchino e uova senza sapere da dove vengono.
Non stiamo affermando che quella carne e quelle uova facciano male.
Affermiamo, con la stessa fermezza con cui chiediamo che ci venga riconosciuto questo punto, che nessuno lo ha mai verificato.
E in materia di sicurezza alimentare, il diritto europeo non lascia margini di interpretazione su dove debba collocarsi l’onere della prova: spetta a chi immette il prodotto sul mercato dimostrarne la sicurezza, non al cittadino dimostrarne il pericolo.
Il parere CRNIA, letto con attenzione, non smentisce questa lacuna. La certifica.
Ed è esattamente per questo che lo portiamo, oggi, all’attenzione dei cittadini e di chi ha la responsabilità istituzionale, scientifica e giornalistica di non lasciarla cadere nel silenzio in cui è stata, fino a questo momento, accuratamente confinata.
22 Giu 2026 Riccardo Benzi Cipelli